martedì 4 settembre 2012
Card. CARLO MARIA MARTINI
Si conoscevano la gravità e l'imminenza, tuttavia ci si sente fragili al colpo.
Le 15,45 di venerdì 31 agosto. Nell'annuncio persino la presenza di un orario mi impressiona: l'attimo nascosto a tutti finchè non sia superato. Può sembrare banale perché "ogni cosa ha un suo orario", ma qui si è concluso il viaggio - un po' anche mio - e immediatamente si alza il grande silenzio.
Subito il dolore di un popolo, oltre la Diocesi e l'Italia, l'affetto - tanto affetto - e riconoscenza e apprezzamento di tutti, con qualche rara voce diversiva.
Mi resta il silenzio e la compagnia delle parole di Martini - che accolgo con impegno pur nei limiti della mia preparazione - rivolte alla Chiesa e ad ognuno di noi, dunque anche a me personalmente: contemplazione e responsabilità.
Hanno parlato il silenzio e l'abbraccio del popolo dei credenti e dei non credenti.
Mi preme ora che tanto plauso trovi rispondenza concreta nella vita della Chiesa e che si attui il "sogno" profetico meditato e pregato dal Cardinale Martini.
NB. Alcuni stralci dal Corriere della Sera di domenica 2 settembre 2012
- "Pregherei Gesù di inviarmi angeli, santi o amici che mi tengano la mano e mi aiutino a superare la mia paura" (riflessione sull'agonia)
- "Tutta la vita cristiana è una lotta interiore e continua col mistero del male" e "col passare degli anni diventa ancora più drammatica, più forte, perché tocca le cose ultime della vita"
- "..Di fatto in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre delle uscite di sicurezza. Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio"
- "L'importante è che impariate a pensare, a inquietarvi"
- "La Chiesa è stanca nell'Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata...i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. Lo so che non possiamo lasciare tutto con facilità. Quanto meno però potremmo cercare uomini più vicini al prossimo. Come lo sono stati il vescovo Romero e i martiri gesuiti di El Salvador"
- "Io consiglio al Papa e ai vescovi di cercare dodici persone fuori dalle righe per i posti direzionali"
- "..la conversione: la Chiesa deve riconoscere i propri errori e deve percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal Papa e dai vescovi. Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un cammino di conversione. Le domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo ne sono un esempio. Questi sono importanti per ognuno e a volte forse anche troppo importanti. Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale. La Chiesa è ancora in questo campo un'autorità di riferimento o solo una caricatura nei media?"
- "Né il clero né il Diritto ecclesiale possono sostituirsi all'interiorità dell'uomo. Tutte le regole esterne, le leggi, i dogmi ci sono dati per chiarire la voce interna e per il discernimento degli spiriti. Per chi sono i sacramenti? Questi sono il terzo strumento di guarigione. I sacramenti non sono uno strumento per la disciplina, ma un aiuto per gli uomini nel momento del cammino e nelle debolezze della vita. Portiamo i sacramenti agli uomini che necessitano di una nuova forza? Io penso a tutti i divorziati e alle copie risposate, alle famiglie allargate. Questi hanno bisogno di una protezione speciale. ...L'atteggiamento che teniamo verso le famiglie allargate determinerà l'avvicinamento alla Chiesa della generazione dei figli. ...Se i genitori si sentono esterni alla Chiesa o non ne sentono il sostegno, la Chiesa perderà la generazione futura"
- La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa.
... .......Dio è amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?"
- "C'è in noi un ateo potenziale che grida e sussurra ogni giorno le sue difficoltà a credere"
- "Le nuove tecnologie che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona"
- ..E che il neurologo del Cardinale abbia voluto annunciare pubblicamente che è stata fatta la sua volontà suona come un ultimo messaggio dell'Arcivescovo emerito di Milano. Niente accanimento, dunque niente sondino, niente peg o alimentazione forzata, visto che da quindici giorni non poteva più deglutire per l'evoluzione terminale del morbo di Parkinson, la stessa malattia di Giovanni Paolo II. Quel sondino, quell'alimentazione forzata che era sta il punto più controverso del disegno di legge sul testamento biologico.
- "Vorrei essere parte di una Chiesa che si indigna e combatte a fianco dei poveri e dei diseredati, che striglia i potenti della Terra quando si riempiono la bocca di Dio e sono così lontani nel loro operato"
- "Oggi la negazione della verità assume spesso la figura dell'omissione voluta o colpevole, condizionata dalla paura o dall'interesse,o anche dalla paciosità: mi guardi il Signore da queste trappole"
sabato 25 agosto 2012
Tempo scaduto, tempo che continua (58° di Q. di L.)
Nuovi modelli socio-economici si impongono, spesso soppiantano quelli in atto e modificano le nostre consuetudini.
Anche l'assistenza sanitaria domiciliare ai malati terminali oncologigi si veste silenziosamente di un nuovo stile. La realizzazione di centri di accoglienza pubblici e privati, lo stesso progresso scientifico e persino il fenomeno dell'immigrazione concorrono ad accelerarne il cambiamento. Gli Hospice, ormai numerosi, risolvono assistenze domiciliari a volte insostenibili per le famiglie; le nuove terapie consentono autonomia prolungata nella sfera del privato e dei rapporti sociali, e abbreviano di fatto il tempo della terminalità, ed infine la colf offre un aiuto ormai diffuso, particolarmente in presenza di malati inguaribili. Ad altri considerare il problema della politica, della grande economia e degli ospedali pubblici divenuti " azienda".
Fra il personale operativo interessato a queste innovazioni non vi è figura assimilabile a quella del volontario, è altro il suo ruolo, ma l'orizzonte dell'assistenza è mutato e vissuto in una dimensione consona alle esigenze e ai limiti che la situazione attuale impone. Per il volontario il tempo dell'accompagnamento domiciliare probabilmente si va esaurendo. Rimane tuttavia una separazione sofferta: scompare il rapporto profondo malato-famiglia-volontario (che della famiglia spesso viene a farne parte); il ritrovarsi, il reciproco abbraccio di una umanità che si riconosce nell'altro, solidale e fedele nello sgomento della malattia, nella sofferenza,nella speranza.
"Accompagnare" da sempre una strada camminata insieme, abbandonata unicamente perché si è "arrivati", per imboccarne una nuova, sconosciuta. Come ora, in modo inatteso. Il passato è tempo concluso, sigillato, ma non disperso, mi appartiene
Il "mio" passato da volontario...
( continua )
venerdì 15 giugno 2012
Città di mare
Giornata azzurra di rondini nella brezza che sale dal mare, appena qui sotto la Fontana Aretusa.
C' è sempre gente in piazza Duomo ma quest'ora è di quiete, qualche turista dall'aria soddisfatta, il gelato, una persona ferma aggrappata al cellulare gesticola, un passo avanti, retrocede; se ne va.
Alla mia sinistra il giallo dei limoni nel filare di alberi lungo il muro di cinta del seminario.
A fianco la discesa alla Fontana: ecco la chiesa meravigliosa. Il frontale alto più del fabbricato che lo sostiene, la porzione elevata sovrasta come vela, immobile, non inutile, messo lì per farsi guardare. Tutto bianco nel candore della pietra scolpita, toccato di striscio dal sole. Luminosità tenue di tramonto, si risvegliano le ombre del marmo ricco di lavoro antico di arte, di fantasia, anche là in alto dove la "vela" culmina con due enormi buchi quadri: sono le finestre di cielo della Chiesa di Santa Lucia alle quaglie.
Mute e insondabili. Linee nitide, immobili, racchiudono soltanto azzurro, intelligenza, bellezza, e impongono il loro bisogno di esistere, la loro lontananza e il loro silenzio, abitate da ciò che non si vede.
Guardo il cielo così vasto sopra la piazza del Duomo e il cielo nelle finestre; colore uguale ma torno a quei varchi ..là il cielo è profondo sino a non finire. Quelle finestre, là in alto... non si chiudono mai, soltanto azzurro.
Faticoso andarmene; mi avvio, rallento il passo. Mi volto.
Ciao Siracusa, grazie. E grazie Elena.
Domani il ritorno. Sul muro della stanza che ci ospita, pennello fine, bella grafia in colore ocra
" Sintii lu cantu di lu rusignolu
ca duci spargìa di pratu in pratu "
martedì 12 giugno 2012
Capisco che dovrei ripartire (57° di Q. di L.)
( segue da 56° )
Poi un richiamo al Vangelo, Pietro che dice a Gesù "...allontanati da me perché sono peccatore ". E' lunga questa frase, scava la vita nel profondo, anche per Pietro forse il desiderio di ripartire. Gesù lo ascolta, non modifica le sue parole, non lo rimprovera, non lo assolve, l'amore ha fretta di abbracciare e Gesù ci sorprende: lo accoglie così com'è, così come siamo, noi e le nostre cose, la barca vuota, e ci restituisce la fiducia che non sappiamo più ritrovare in noi stessi, perché Lui è la nostra fiducia..." E lo seguì ", senza sapere dove sarebbe andato. Irragionevole, solo per chi non sa che seguire Gesù è già essere arrivati.
Questi pensieri mi sono usciti dall'animo, ma non so ora con quali parole, era un rimbalzare di espressioni e di sguardi. So che a tratti, nel parlarci e nell'ascoltarci, ci siamo ritrovati a godere insieme dello stesso sorriso.
Ci si doveva salutare, non sapevamo deciderci. Ci siamo ringraziati, le mani che non volevano lasciarsi.
Ciao Adriano, una carezza e un bacio.
venerdì 1 giugno 2012
Capisco che dovrei ripartire (56° di Q. di L.)
Mi dice "Si, va bene" e lascia in sospeso un "ma", isolato, che non chiude. " Non è tanto la malattia, o forse sì, anche, ma è tutto l'insieme che non riesco a capire, stare in questo modo, perché tutto quanto mi sta intorno così, che cosa succede. "
" Domande essenziali Adriano, difficili, una risposta soltanto razionale forse non c'è, e tuttavia potrebbe essere bello parlarne, ma apertamente, senza nascondersi come spesso avviene per discrezione, per non invadere la sfera privata dell'altro, e ci si blocca. Una riservatezza rispettosa, certo, che però ci priva del confronto e del sostegno di intrattenerci reciprocamente su situazioni che sono comuni. "
Mi fissa serio; era altro lo sguardo quando ci siamo conosciuti; il sorriso costante, indecifrabile, dissuasore di ogni tentativo di fare breccia. Mi riprende, "No, invece dobbiamo parlarci, ascoltarci senza timore di offenderci. Parliamone." La voce è calma, la parola scandita.
E' più che un invito. L'uomo, quando si vede sospinto al limite, se pone domande attende anche risposte; non eludenti, non intellettuali, non teorie; l'uomo ha bisogno di ascoltare l'uomo, la mia persona lì con lui, non tanto ciò che dirò, ma ciò che io sono nelle mie scelte definitive. Ho intuito tardi la domanda, sapessi farlo gli chiederei perdono. Sì prudenza, ma bisogna avere anche il coraggio di parlare, parlare quieti, con semplicità, per quello che si è e si crede, e ancora, non aver paura poi del proprio coraggio.
Mi dice " Capisco che dovrei ripartire, ma non so da dove, da quale parte cominciare ".
" No, perché ripartire, da dove e per dove? Adriano noi possiamo soltanto continuare ed è bello, è prezioso ciò che siamo, anche nella povertà della nostra persona, nel nostro essere qui adesso in questa stanza; nel nostro parlarci è presente tutta la nostra vita. C'è quello che siamo stati, i successi, le sconfitte, il meglio che vorremmo essere e che non sappiamo neppure immaginare; le relazioni con gli altri, gli abbracci e le incomprensioni e il ritrovarci ancora con tutti, nel cuore oggi nessuno è assente. "
Poi un richiamo al Vangelo, ...
( continua )
domenica 20 maggio 2012
Credere e conoscere ( Einaudi 2012)
(Da "Il pensiero della settimana" di Piero Stefani)
Credere e conoscere è il titolo di un recente libretto che contiene un colloquio tra Carlo Maria Martini e Ignazio Marino. Esso termina con alcune affermazioni dedicate al ruolo dell'etica rispetto alla Chiesa. Sostengono congiuntamente i due autori (ma lo spirito di queste righe è evidentemente proprio del Cardinal Martini)
........"non vorremmo che qualcuno ricavasse da questo dialogo un'impressione sbagliata. E sbagliata sarebbe l'impressione che alla Chiesa interessi sostanzialmente la questione etica, che l'etica sia l'essenza del suo messaggio, mentre la Chiesa ha come suo scopo predicare il Vangelo. Senza di esso sarebbero vani tutti i suoi sforzi per formulare prescrizioni etiche corrette. La Chiesa non ha il compito di far crescere il senso etico nella gente, anche se esso la riguarda da vicino. Il compito della Chiesa è molto più ampio, far risplendere il Vangelo, che è perdono, misericordia, e capacità di perdonare agli altri: - ..Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi- (Mt. 5,14)- Al di fuori di questa prospettiva non si comprende come l'etica interessi la Chiesa."
giovedì 10 maggio 2012
Dopo, con chi è rimasto ( 55° di Q. di L. )
( segue da 54°)
A volte, appartati, ci soffermiamo a contemplare il passato, compiaciuti, poi attoniti, poi addolorati quasi increduli; molte domande dentro di noi, risposte poche e incompiute, a volte neppure accennate.
La nostra è un'età da prendere sul serio, con impegno, tempo di grande maturità, di accoglienza del mistero, di riconciliazione con la vita; se il Signore lo concede testimonianza cristiana non esibita, semplice e credibile. Francesco le riserva un aiuto concreto, un ricordo di pace e di benedizione.
Nell'età e nella preghiera che ci uniscono, continuiamo ad abbracciare e a lasciarci abbracciare dalla vita, nostra e soprattutto degli altri, dalle loro gioie, dai loro bisogni, dalle attese e anche dai loro lutti: perché gli eventi chiudono il tempo, non spengono la vita, non l'amore che dà senso alle cose minime, alle volte all'apparente inutilità del quotidiano.
Parole che scambio soltanto con chi non si scandalizza e non ride del Vangelo. Anche di questo vi sono grato.
Continuo nel proposito di "accompagnare" i malati terminali (meglio, ne sono accompagnato), finché il Signore lo permette, così avremo meno occasioni di incontro; vorrei dirle però che i nuovi impegni non cancellano il vincolo di bene e il ricordo.
Scusi se inavvertitamente ho usato un tono forse troppo familiare, per di più in modo sgrammaticato alternando singolare e plurale, è l'urgenza di dire ciò che mi sta dentro: ho scritto a lei, ma non potevo dimenticare Flavia.
Qualcuno mi ha regalato una penna. Pennino, calamaio. Bellissimi, simbolo alto di pensiero e di storia, certamente troppo alto per me, ma anche provocazione, sfida a scrivere.
Qualcuno, ora sopporta le mie parole...spero col cuore aperto al sorriso.
Con affetto un saluto caro a lei e a Flavia.
* Famiglia già provata da improvviso, gravissimo lutto.
A volte, appartati, ci soffermiamo a contemplare il passato, compiaciuti, poi attoniti, poi addolorati quasi increduli; molte domande dentro di noi, risposte poche e incompiute, a volte neppure accennate.
La nostra è un'età da prendere sul serio, con impegno, tempo di grande maturità, di accoglienza del mistero, di riconciliazione con la vita; se il Signore lo concede testimonianza cristiana non esibita, semplice e credibile. Francesco le riserva un aiuto concreto, un ricordo di pace e di benedizione.
Nell'età e nella preghiera che ci uniscono, continuiamo ad abbracciare e a lasciarci abbracciare dalla vita, nostra e soprattutto degli altri, dalle loro gioie, dai loro bisogni, dalle attese e anche dai loro lutti: perché gli eventi chiudono il tempo, non spengono la vita, non l'amore che dà senso alle cose minime, alle volte all'apparente inutilità del quotidiano.
Parole che scambio soltanto con chi non si scandalizza e non ride del Vangelo. Anche di questo vi sono grato.
Continuo nel proposito di "accompagnare" i malati terminali (meglio, ne sono accompagnato), finché il Signore lo permette, così avremo meno occasioni di incontro; vorrei dirle però che i nuovi impegni non cancellano il vincolo di bene e il ricordo.
Scusi se inavvertitamente ho usato un tono forse troppo familiare, per di più in modo sgrammaticato alternando singolare e plurale, è l'urgenza di dire ciò che mi sta dentro: ho scritto a lei, ma non potevo dimenticare Flavia.
Qualcuno mi ha regalato una penna. Pennino, calamaio. Bellissimi, simbolo alto di pensiero e di storia, certamente troppo alto per me, ma anche provocazione, sfida a scrivere.
Qualcuno, ora sopporta le mie parole...spero col cuore aperto al sorriso.
Con affetto un saluto caro a lei e a Flavia.
* Famiglia già provata da improvviso, gravissimo lutto.
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