Dico a mezza voce "divento vecchio e sono più sensibile alla bellezza", si parla in famiglia così per confidarsi, dire come ci si sente, come si cambia. Parole sincere però, la bellezza è sempre tonificante. Poco tempo e a qualcuno viene in mente di chiedermene conto, il come, il perché, il senso.
Già me lo ero chiesto io, alla mia età sto in allerta a vedere dove la vita mi conduce, quali novità mi accadono, forse senza che me ne accorga. E' bello ricevere una domanda così esplicita e inattesa, intrisa di attenzione e insieme di interesse autentico a ciò che cambia. So che mi sarà difficile esprimere come percepisco la bellezza, come la vivo e tuttavia mi soffermo volentieri, con semplicità, senza sfide, senza pretesa di generalizzare.
Ho scritto un elenco di riflessioni, ad alcune non avevo mai pensato prima, potrebbero interessarmi. Cancello, parlano della bellezza non dicono la risposta più intima a chi me l'ha chiesta.
Quando appare, nelle grandi o nelle piccole occasioni, la bellezza mi sorprende sempre, diventa subito compagna del mio cammino, è viva la bellezza e mi sospinge a un rapporto interiore più alto; a volte il suo mostrarsi induce al silenzio, all'attesa, non so se di qualcosa di nuovo oppure di qualcosa che ancora continua. La bellezza sembra superare sé stessa.
L'incontro con ogni bellezza allieta e mi rimanda a sperarne altra; mi è difficile però comprenderne a fondo gli echi che si rincorrono nella mente e nel cuore, certo non può ridursi tutto alle emozioni. Non so dare risposta a me stesso e non credo perciò di aver dato soddisfazione alla domanda che Giovanni mi ha rivolto.
Mi fermo qui.
Dicevo "divento vecchio" (già lo sono), forse ho più bisogno della bellezza perché ho più bisogno di Dio...e di tutti, di tutti insieme.
Guardo il calendario, tra pochi giorni è Natale: un augurio "bello" e affettuoso ai miei pochi lettori, accompagnato dalla gioia annunciata dagli Angeli.
mercoledì 14 dicembre 2011
sabato 3 dicembre 2011
Il silenzio
( Cecilia Covini - Arma di Taggia, marzo 2005 )
Quando non rispondi alle offese
quando non reclami i tuoi diritti
quando lasci a Dio la difesa del tuo onore
il silenzio è mitezza
Quando non riveli le colpe dei fratelli
quando perdoni senza indagare nel passato
quando non condanni ma intercedi nell'intimo
il silenzio è misericordia
Quando soffri senza lamentarti
quando non cerchi consolazione dagli uomini
quando non intervieni ma attendi che il seme germogli lentamente
il silenzio è pazienza
Quando taci per lasciar emergere i fratelli
quando celi nel riserbo i doni di Dio
quando lasci che il tuo agire sia interpretato male
quando lasci ad altri la gloria dell'impresa
il silenzio è umiltà
Quando taci perché è Lui che agisce
quando rinunci ai suoni, alle voci del mondo per stare alla sua presenza
quando non cerchi comprensione perché ti basta essere conosciuto da Lui
il silenzio è fede
Quando abbracci la Croce senza chiedere "perché ?"
il silenzio è adorazione
SI FA SILENZIO PER ASCOLTARE DIO
Quando non rispondi alle offese
quando non reclami i tuoi diritti
quando lasci a Dio la difesa del tuo onore
il silenzio è mitezza
Quando non riveli le colpe dei fratelli
quando perdoni senza indagare nel passato
quando non condanni ma intercedi nell'intimo
il silenzio è misericordia
Quando soffri senza lamentarti
quando non cerchi consolazione dagli uomini
quando non intervieni ma attendi che il seme germogli lentamente
il silenzio è pazienza
Quando taci per lasciar emergere i fratelli
quando celi nel riserbo i doni di Dio
quando lasci che il tuo agire sia interpretato male
quando lasci ad altri la gloria dell'impresa
il silenzio è umiltà
Quando taci perché è Lui che agisce
quando rinunci ai suoni, alle voci del mondo per stare alla sua presenza
quando non cerchi comprensione perché ti basta essere conosciuto da Lui
il silenzio è fede
Quando abbracci la Croce senza chiedere "perché ?"
il silenzio è adorazione
SI FA SILENZIO PER ASCOLTARE DIO
martedì 15 novembre 2011
L'amore gridato ( 48° di Q. d L. )
( età 58, operaio, moglie, figlio, figlia, tre nipoti )
La settimana scorsa è migliorato sensibilmente, sino a sedersi al tavolo di cucina, finalmente senza sondino, a intrattenersi, bere e mangiare.
La speranza si infiamma, poi l'oncologo dice che l'innesto è riuscito. Il terzo innesto.
Da qualche giorno volge al peggio. Si mettono a punto le visite specialistiche, i passi obbligati della burocrazia, si fanno previsioni, si riparla anche di hospice...Lui ascolta.
Interrompo il suo silenzio con una frase scontata.
" Quando si è importanti si muovono molte persone ".
" Importante chi, io? "
La figlia non lascia terminare la frase e a voce alta
" Si, importante! "
Lui mugugna, contesta.
La figlia incalza, urla " Si, importante per noi, cosa pensi che sei, una merda? Invece no, per
noi sei importante, importante! "
" Ma cosa gridi adesso? " e si accoccola, tira il lenzuolo quasi sugli occhi.
Più che una carezza, più di parole forbite, l'abbraccio, l'amore gridato; se l'è sentito scaraventato addosso pulsante, coraggioso; se ne è avvolto tutto a goderne il tepore come in una coperta che protegge, cara da sempre, cara più di ogni cosa.
E' l'amore dei suoi, di questa bellissima famiglia.
La settimana scorsa è migliorato sensibilmente, sino a sedersi al tavolo di cucina, finalmente senza sondino, a intrattenersi, bere e mangiare.
La speranza si infiamma, poi l'oncologo dice che l'innesto è riuscito. Il terzo innesto.
Da qualche giorno volge al peggio. Si mettono a punto le visite specialistiche, i passi obbligati della burocrazia, si fanno previsioni, si riparla anche di hospice...Lui ascolta.
Interrompo il suo silenzio con una frase scontata.
" Quando si è importanti si muovono molte persone ".
" Importante chi, io? "
La figlia non lascia terminare la frase e a voce alta
" Si, importante! "
Lui mugugna, contesta.
La figlia incalza, urla " Si, importante per noi, cosa pensi che sei, una merda? Invece no, per
noi sei importante, importante! "
" Ma cosa gridi adesso? " e si accoccola, tira il lenzuolo quasi sugli occhi.
Più che una carezza, più di parole forbite, l'abbraccio, l'amore gridato; se l'è sentito scaraventato addosso pulsante, coraggioso; se ne è avvolto tutto a goderne il tepore come in una coperta che protegge, cara da sempre, cara più di ogni cosa.
E' l'amore dei suoi, di questa bellissima famiglia.
sabato 5 novembre 2011
PASSAGGI, GESTO, TERRA, ....
PASSAGGI, GESTO, TERRA,
TRASFORMAZIONE, PELLE,
RICERCA, MANI, AZIONE,
DISCIPLINA, ESPRESSIONE,
LIBERTA', CONTATTO, OCCHI, ...
Parole a caratteri grandi, in nero sulla parete bianca. E' l'ingresso di una società sportiva, se entri non puoi non leggerle. Costruzione grammaticale compatta, quasi mozzafiato. Parole non gettate a caso sul muro, ciascuna isolata, in apparente solitudine l'una cucita all'altra. Sento che qualcosa mi manca, forse una vena di dolcezza, vorrei leggerle accompagnate da parole più umane, di quelle anche taciute ma che stanno nel cuore di ognuno a dire sorriso, accoglienza, bisogno di volerci bene.
Tante persone passano, giovani, genitori e leggendo possono sognare speranza di sicurezza, di forza, promesse di conquista.
Il fatto è che le esperienze che abbiamo alle spalle inducono a volte a scorgere in filigrana un pensiero, un senso nascosto, alla mia età risuona l'eco di uno stile già conosciuto. Chissà se anche ad altri guardando quella parete bianca è accaduto, per alcuni istanti, di farsi seri in volto.
Oltre il primo impatto,più quieto osservo. La gente passa e non legge, ha in mente altro, va di fretta oppure si ferma premurosa a intrattenere il bambino, o mentre esce si da voce per ritrovarsi..
Intanto la vita continua in tutte le sue potenzialità, forse in una forte consapevolezza del contesto critico attuale e del bisogno di evadere..., ma questo mi sta a cuore: la speranza che il rumore e le grida di ciò che è accaduto prima nel mondo, non scivolino nel silenzio del tempo.
TRASFORMAZIONE, PELLE,
RICERCA, MANI, AZIONE,
DISCIPLINA, ESPRESSIONE,
LIBERTA', CONTATTO, OCCHI, ...
Parole a caratteri grandi, in nero sulla parete bianca. E' l'ingresso di una società sportiva, se entri non puoi non leggerle. Costruzione grammaticale compatta, quasi mozzafiato. Parole non gettate a caso sul muro, ciascuna isolata, in apparente solitudine l'una cucita all'altra. Sento che qualcosa mi manca, forse una vena di dolcezza, vorrei leggerle accompagnate da parole più umane, di quelle anche taciute ma che stanno nel cuore di ognuno a dire sorriso, accoglienza, bisogno di volerci bene.
Tante persone passano, giovani, genitori e leggendo possono sognare speranza di sicurezza, di forza, promesse di conquista.
Il fatto è che le esperienze che abbiamo alle spalle inducono a volte a scorgere in filigrana un pensiero, un senso nascosto, alla mia età risuona l'eco di uno stile già conosciuto. Chissà se anche ad altri guardando quella parete bianca è accaduto, per alcuni istanti, di farsi seri in volto.
Oltre il primo impatto,più quieto osservo. La gente passa e non legge, ha in mente altro, va di fretta oppure si ferma premurosa a intrattenere il bambino, o mentre esce si da voce per ritrovarsi..
Intanto la vita continua in tutte le sue potenzialità, forse in una forte consapevolezza del contesto critico attuale e del bisogno di evadere..., ma questo mi sta a cuore: la speranza che il rumore e le grida di ciò che è accaduto prima nel mondo, non scivolino nel silenzio del tempo.
venerdì 28 ottobre 2011
Dario, il mio amico (47° di Q. di L.)
( segue da 46° di Q. di L.)
Vedo Dario ansimare, è sconvolto; si agita in modo scomposto, a scatti afferra e ripone la maschera dell'ossigeno, il viso congestionato esprime sofferenza e paura. Impreca. La moglie è tranquilla "... E' sempre stato un tipo nervoso...". Evidente quanto sia alta la soglia del pericolo. Telefono subito al medico: 25 gocce sublinguali e 60 diluite e iniettate nel sondino. Pochi minuti, la crisi si avvia a soluzione. Sopraggiungono la dottoressa e l'infermiera e ritengo opportuno lasciare la casa. Ancora un saluto quieto, affettuoso anche da parte sua, accenna un sorriso, un grazie. Ora ha la forza di parlare con il laringofono. Il forte spavento induce Dario ad accettare senza indugi il ricovero all'Hospice dove, pur perfettamente assistito, spirerà la settimana dopo.
Riascolto mentalmente la lentezza faticosa del suono sommesso, la voce non permetteva di più, lo svolgersi di parole chiare, distinte: la bestemmia.
Sgomento; sorpresa, dolore, sofferenza , speranza, paura, amore, grido e silenzio, stati d'animo contrastanti, sensazioni, non c'è tempo per descrivere né per riordinare, in me è un sentire unico nel bagliore di un attimo, in uno sguardo che vaga alla ricerca di Dio, in quella stanza. In punto di morte quasi una sfida a viso aperto.
Ho avuto la percezione della presenza non visibile ma reale di Dio. Persone, cose, in uno spazio interamente posseduto, colmo, allagato da Dio, improvvisamente unica realtà e riferimento assoluto. Senza parola, la sola presenza interpella. Nessuna via di fuga, nessun tempo che passa, tutto in attesa, immobilità dovuta. Attorno la realtà immutata, l'interesse e l'affetto verso il malato e insieme il disagio, la repulsione fisica per ciò che osservi e aggredisce, ma priva del coinvolgimento di prima, vi è distacco, tutto è sospeso, proiettato come in uno sfondo, nell'ombra. Non ho mai bestemmiato (non è un vanto), eppure davanti all'Immenso c'ero anch'io in quella bestemmia, anch'io nel male del mondo. Prima zitto, mi sono ritrovato a supplicarLo al plurale, "noi due", io in prima persona a contraddire l'ovvietà, in nome di un perdono che tante volte ho ricevuto e mi ha salvato; pregavamo, io e Dario inconsapevolmente con me. Il Signore che mi ha voluto tanto bene, non può non perdonarmi anche la colpa che ho nel mio compagno malato, non può non perdonare anche a lui e salvarlo come ha salvato me. Gli ho ricordato che per questo è stato sulla croce. Al nostro parlare m'è parso aggiungersi una voce. Ho ricordato Emmaus. Quando il Signore mi chiamerà vedrò Dario nella luce dei Santi.
La conversione, il pentimento...il catechismo? Non so, ma mi chiedo perché Gesù, che per anni ha annunciato con fermezza il Regno, abbia sentito il bisogno sulla Croce di amarci (oserei dire) "oltre" l'Annuncio e pregare con le parole "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno".
Verso casa una via quieta, pochi passanti e poche macchine, e ripenso attonito all'amore e alla gloria di Dio nel segreto del quotidiano: in quella stanza scomposta un malato, una inferma di mente, un volontario. Accetto l'ironia di chi non crede, la compiacente perplessità dello psicologo; ma davanti a certe morti e certe esistenze, al tempo che chiude, capriccioso e sempre muto...o Dio c'è, il Dio di Gesù, oppure tutto non ha senso. Però la Fede non è una resa.
Signore spiegami più a fondo che cosa mi è accaduto oggi. Ti sono grato eppure ho timore, ho bisogni di chiederti perdono e bisogno di lodarti. Ma quali parole, dove troverò ciò che è degno?
" Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore " ( salmo 115,13 )
Vedo Dario ansimare, è sconvolto; si agita in modo scomposto, a scatti afferra e ripone la maschera dell'ossigeno, il viso congestionato esprime sofferenza e paura. Impreca. La moglie è tranquilla "... E' sempre stato un tipo nervoso...". Evidente quanto sia alta la soglia del pericolo. Telefono subito al medico: 25 gocce sublinguali e 60 diluite e iniettate nel sondino. Pochi minuti, la crisi si avvia a soluzione. Sopraggiungono la dottoressa e l'infermiera e ritengo opportuno lasciare la casa. Ancora un saluto quieto, affettuoso anche da parte sua, accenna un sorriso, un grazie. Ora ha la forza di parlare con il laringofono. Il forte spavento induce Dario ad accettare senza indugi il ricovero all'Hospice dove, pur perfettamente assistito, spirerà la settimana dopo.
Riascolto mentalmente la lentezza faticosa del suono sommesso, la voce non permetteva di più, lo svolgersi di parole chiare, distinte: la bestemmia.
Sgomento; sorpresa, dolore, sofferenza , speranza, paura, amore, grido e silenzio, stati d'animo contrastanti, sensazioni, non c'è tempo per descrivere né per riordinare, in me è un sentire unico nel bagliore di un attimo, in uno sguardo che vaga alla ricerca di Dio, in quella stanza. In punto di morte quasi una sfida a viso aperto.
Ho avuto la percezione della presenza non visibile ma reale di Dio. Persone, cose, in uno spazio interamente posseduto, colmo, allagato da Dio, improvvisamente unica realtà e riferimento assoluto. Senza parola, la sola presenza interpella. Nessuna via di fuga, nessun tempo che passa, tutto in attesa, immobilità dovuta. Attorno la realtà immutata, l'interesse e l'affetto verso il malato e insieme il disagio, la repulsione fisica per ciò che osservi e aggredisce, ma priva del coinvolgimento di prima, vi è distacco, tutto è sospeso, proiettato come in uno sfondo, nell'ombra. Non ho mai bestemmiato (non è un vanto), eppure davanti all'Immenso c'ero anch'io in quella bestemmia, anch'io nel male del mondo. Prima zitto, mi sono ritrovato a supplicarLo al plurale, "noi due", io in prima persona a contraddire l'ovvietà, in nome di un perdono che tante volte ho ricevuto e mi ha salvato; pregavamo, io e Dario inconsapevolmente con me. Il Signore che mi ha voluto tanto bene, non può non perdonarmi anche la colpa che ho nel mio compagno malato, non può non perdonare anche a lui e salvarlo come ha salvato me. Gli ho ricordato che per questo è stato sulla croce. Al nostro parlare m'è parso aggiungersi una voce. Ho ricordato Emmaus. Quando il Signore mi chiamerà vedrò Dario nella luce dei Santi.
La conversione, il pentimento...il catechismo? Non so, ma mi chiedo perché Gesù, che per anni ha annunciato con fermezza il Regno, abbia sentito il bisogno sulla Croce di amarci (oserei dire) "oltre" l'Annuncio e pregare con le parole "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno".
Verso casa una via quieta, pochi passanti e poche macchine, e ripenso attonito all'amore e alla gloria di Dio nel segreto del quotidiano: in quella stanza scomposta un malato, una inferma di mente, un volontario. Accetto l'ironia di chi non crede, la compiacente perplessità dello psicologo; ma davanti a certe morti e certe esistenze, al tempo che chiude, capriccioso e sempre muto...o Dio c'è, il Dio di Gesù, oppure tutto non ha senso. Però la Fede non è una resa.
Signore spiegami più a fondo che cosa mi è accaduto oggi. Ti sono grato eppure ho timore, ho bisogni di chiederti perdono e bisogno di lodarti. Ma quali parole, dove troverò ciò che è degno?
" Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore " ( salmo 115,13 )
venerdì 14 ottobre 2011
Dario, il mio amico (46° di Q. di L.)
La nostra relazione costituisce un'oasi di quiete, si fa sempre più personale e interessante; Dario mi chiede di darci del tu. Improvvisamente da un contesto assolutamente concreto, un'esperienza spirituale forte nel momento più delicato della crisi. Non tratteggio le ricadute ambientali che la malattia e la situazione particolare comportano, anche se ciò permetterebbe di cogliere più viva l'intensità dei fatti. Le condizioni di Dario esigono sorveglianza continua, praticamente inattuabile in famiglia. Una scheda breve, ed eludo come di consueto, ogni identità.
Malato
Neoplasia esofago; un'apertura a vista praticata alla base del collo. Non assume cibi, né liquidi per via orale. Lievi emorragie; se accentuate pericolo di soffocamento. Afono, quando è in forze parla con l'ausilio del laringofono. Non accetta l'offerta del ricovero all'Hospice.
Moglie
Inferma di mente da anni, inaffidabile. E' presenza continua e assillante, ora insostenibile per il malato.
Figlia
Mostra interesse e cura fattiva, ma assente per necessità negli orari di lavoro e durante i lunghi spostamenti.
"Non posso mangiare, bere, non fumare, m'è rimasto un dente qui davanti, sono qui soltanto a aspettare la morte; (pausa,sorride)...eppure mi piace vivere! ...".
Così come lo vedi e ti guarda, le ultime parole sono insopportabili. Gli sono vicino, anche se non ho la presunzione di comprendere sino in fondo la sua sofferenza; glielo dico, poi aggiungo che avrei avuto piacere di conoscerlo molto, molto tempo fa; ci saremmo scambiati tante idee, esperienze, avremmo avuto "il piacere di litigare" e il piacere di ritrovarci vicini, ancora insieme come adesso.
Però, per quanto lo conosco, gli ho detto, vedo altro nella sua realtà. Il bene corrisposto che lo lega alla figlia (annuisce), e il bene che vuole a sua moglie, anche se ora è una presenza ancor più problematica: non l'ha mai lasciata sola, le ha teso la mano per lunghissimi anni. Gli dico che nella sofferenza si porta dentro anche questo, il bene verso cui tutti ci incamminiamo, qualunque siano le nostre convinzioni.
Dario, classe 1932. Socialista antico, attivo nella lotta sindacale, idealista, contestatore del suo stesso partito, operaio meccanico specializzato in missione anche all'estero, anticlericale convinto, ironico e allegro; tante volte abbiamo discusso e riso insieme. Una storia diversa dalla mia, ormai mio amico.
Ci salutiamo con la solita cordialità. Esco per ritirare da una ditta specializzata il laringofono che avevo portato a riparare, e sono di ritorno dopo un'ora.
Vedo Dario ansimare, ..
( Segue)
Malato
Neoplasia esofago; un'apertura a vista praticata alla base del collo. Non assume cibi, né liquidi per via orale. Lievi emorragie; se accentuate pericolo di soffocamento. Afono, quando è in forze parla con l'ausilio del laringofono. Non accetta l'offerta del ricovero all'Hospice.
Moglie
Inferma di mente da anni, inaffidabile. E' presenza continua e assillante, ora insostenibile per il malato.
Figlia
Mostra interesse e cura fattiva, ma assente per necessità negli orari di lavoro e durante i lunghi spostamenti.
"Non posso mangiare, bere, non fumare, m'è rimasto un dente qui davanti, sono qui soltanto a aspettare la morte; (pausa,sorride)...eppure mi piace vivere! ...".
Così come lo vedi e ti guarda, le ultime parole sono insopportabili. Gli sono vicino, anche se non ho la presunzione di comprendere sino in fondo la sua sofferenza; glielo dico, poi aggiungo che avrei avuto piacere di conoscerlo molto, molto tempo fa; ci saremmo scambiati tante idee, esperienze, avremmo avuto "il piacere di litigare" e il piacere di ritrovarci vicini, ancora insieme come adesso.
Però, per quanto lo conosco, gli ho detto, vedo altro nella sua realtà. Il bene corrisposto che lo lega alla figlia (annuisce), e il bene che vuole a sua moglie, anche se ora è una presenza ancor più problematica: non l'ha mai lasciata sola, le ha teso la mano per lunghissimi anni. Gli dico che nella sofferenza si porta dentro anche questo, il bene verso cui tutti ci incamminiamo, qualunque siano le nostre convinzioni.
Dario, classe 1932. Socialista antico, attivo nella lotta sindacale, idealista, contestatore del suo stesso partito, operaio meccanico specializzato in missione anche all'estero, anticlericale convinto, ironico e allegro; tante volte abbiamo discusso e riso insieme. Una storia diversa dalla mia, ormai mio amico.
Ci salutiamo con la solita cordialità. Esco per ritirare da una ditta specializzata il laringofono che avevo portato a riparare, e sono di ritorno dopo un'ora.
Vedo Dario ansimare, ..
( Segue)
domenica 25 settembre 2011
Preghiera di un soldato (45° di Q. di L.)
Questa preghiera sembra appartenesse a un soldato americano caduto nella battaglia di Montecassino.
(Da un'altra trincea, forse quella dell'esperienza, della preghiera anche del mio malato)
Senti Dio, vorrei dirti, come stai?...
Vedi, Dio, mi dicevano che tu non esisti e come uno sciocco vi ho creduto.
Ieri sera da una trincea ho veduto il tuo cielo...ho compreso immediatamente che mi avevano detto una bugia.
Se mi fossi preso la pena di vedere le cose che tu hai creato avrei capito che quelli non chiamavano le cose con il loro nome.
Io mi domando, Dio, se tu vorresti stringermi la mano.
In qualche modo sento che mi capirai.
Strano... dovevo venire in questo luogo d'inferno per avere il tempo di vedere il tuo volto.
Bene, penso che non vi sia più molto da dire.
Ma sono veramente contento, Dio, di averti incontrato oggi.
Indovino che l'ora zero sarà presto qui: ma non ho paura perché so che tu sei vicino.
Il segnale! Bene, Dio, devo andar via.
Io ti amo molto, molto...questo vorrei che sapessi.
Adesso, vedi, questa lotta sarà orribile...chissà...
può darsi che io venga stasera a casa tua...
Mi domando, Dio, sebbene prima io non fossi tuo amico
se mi aspetterai alla tua Porta...
Guarda, io piango... verso lacrime... vorrei averti conosciuto
in tutti questi anni...
Ora devo andare, Dio, arrivederci.
Strano... da quando ti ho incontrato
non ho più paura di morire.
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